Se mi seguite qui su Cibo & Moda, sapete bene che ho un debole per le contaminazioni. Amo quando due mondi apparentemente distanti si scontrano, si mescolano e danno vita a qualcosa di mai visto prima. Ed è esattamente quello che è successo durante l’ultima edizione di TuttoFood, da cui sono appena rientrato.
Questa volta ero lì in una veste speciale: come responsabile marketing per il Caseificio Podere dei Leoni. L’obiettivo che ci eravamo prefissati era chiaro, quasi una sfida: non volevamo il solito stand istituzionale. Niente cliché, niente pareti in legno finto-rustico o le classiche foto di campagne verdi. Volevamo qualcosa che facesse girare la testa ai passanti. Qualcosa che gridasse energia.
Insieme all’agenzia di comunicazione MTN di Cava, ci siamo seduti a un tavolo prima di partire e ci siamo chiesti: “Ma cos’è, davvero, la mozzarella di bufala?”. Certo, è tradizione, è legame viscerale con il territorio… ma sotto sotto è soprattutto pura creatività. Pensateci: un mastro casaro che lavora e “mozza” la pasta filata sta compiendo un atto creativo tanto quanto uno scultore davanti al marmo.
Da questa intuizione è nato il nostro claim: “Il bianco che ispira”. Abbiamo deciso di guardare al bianco candido della mozzarella non come a un limite, ma come a una tela intonsa pronta per essere dipinta. E quale linguaggio, se non la Pop Art, poteva raccontare meglio questa visione così democratica e potente?
Chi è passato a trovarmi in fiera ha fatto un salto temporale: sembrava di entrare nella Factory di Andy Warhol, ma con il profumo inebriante del latte fresco. Colori accesi, grafiche audaci, contrasti netti. Un impatto visivo che ha rotto completamente gli schemi classici – e un po’ ingessati – del settore food.
Vedere i buyer e gli operatori del settore camminare tra le corsie, rallentare il passo e poi fermarsi, sorpresi e incuriositi, davanti a un’estetica così pop è stata una soddisfazione immensa. Abbiamo dimostrato che l’artigianalità non è sinonimo di “vecchio”: può essere moderna, pop, colorata e incredibilmente attuale. Il cibo, in fondo, è cultura. Proprio come un quadro d’autore o un abito d’alta moda, una Mozzarella di Bufala Campana DOP racconta una storia di bellezza, fatica e ingegno.
Grazie al talento e alla follia creativa dello chef Adolfo Sellitto, siamo riusciti a tradurre i concetti della pop art direttamente nel piatto dei nostri ospiti. Non erano semplici assaggi, erano vere e proprie installazioni gastronomiche:
- Una provocatoria tartare di provola con mango caramellato, tarallo e oro;
- Un coloratissimo tris di polpettine di ricotta di bufala omogeneizzata (giocate sulle sfumature e sui sapori di zenzero e curcuma, barbabietola ed erbe mediterranee);
- Una popolarissima e intensa zuppetta di pomodoro piccante con stracciata di bufala.
Che meraviglia vera.

In fiera in molti mi hanno chiesto il senso di questo legame tra arte pop e bufala. La risposta, per me, è semplicissima: il cibo, quello vero, è la forma d’arte più accessibile che esista. La Pop Art voleva abbattere le barriere e rendere l’arte “per tutti”; noi volevamo che l’eccellenza del nostro territorio venisse vissuta così, con la stessa immediatezza, pancia e gioia.
È stato un TuttoFood intenso, stancante da morire ma tremendamente ispirante. Torno a casa con una certezza: quando il marketing incontra l’artigianalità pura con il coraggio di osare, non si vende solo un prodotto. Si regala una visione.
E voi, avreste mai immaginato che un “semplice” bianco potesse contenere così tanti colori?