Ieri sera ho fatto una cosa semplice. Ho preso una ciotola, l’ho riempita d’acqua, e insieme a Edo — manine paffute, curiosità inesauribile — ci ho messo dentro tutti i fiori che trovavamo.
Rose viola scure. Petali rossi. Fiori bianchi a grappolo, piccoli e delicati. Qualche fiore giallo. Foglie viola. Un bocciolo arancione che stava ancora decidendo se aprirsi o no.
Nessun criterio. Nessuna ricetta. Solo quello che il terrazzo aveva da offrire, e un bambino con le mani già nell’acqua prima ancora che finissi di sistemare i fiori.
Si chiama acqua di San Giovanni. È una tradizione antichissima, diffusa in tutta Italia: la notte del 23 giugno si raccolgono erbe e fiori, si lasciano in una ciotola d’acqua sul davanzale, e il mattino dopo ci si lava il viso con quell’acqua. Portava fortuna, si diceva. Purificava. Proteggeva.
Le nostre nonne lo sapevano. Noi, per un po’, lo avevamo dimenticato.
Ma certe cose tornano. E quando tornano con un bambino di 20 mesi che tiene le manine appoggiate al bordo della ciotola e guarda quei fiori colorati con gli occhi spalancati, capisci che non c’era nessun motivo di smettere.
Edo non sa cos’è la tradizione. Non sa cos’è San Giovanni. Ma sa riconoscere qualcosa di bello quando ce l’ha davanti — e stamattina quella ciotola piena di rosso, viola, bianco e giallo era chiaramente, inequivocabilmente, una cosa bellissima.
L’ha guardata. Ci ha messo dentro le dita. Ha alzato gli occhi verso di me come per chiedere conferma. Sì, Edo. Esatto così.
La ciotola ha passato la notte sul davanzale. Stamattina l’acqua profumava di fiori, aveva preso i loro colori, era diventata qualcosa di diverso dall’acqua del rubinetto. Ci siamo lavati il viso.
Fine del rituale. Inizio della colazione.
In un momento in cui siamo tutti un po’ stanchi di cose complicate, un gesto così — semplice, lento, profumato — sa di rivoluzione silenziosa. La tradizione è tornata di moda. E forse non era mai davvero andata via: aspettava solo che qualcuno la riprendesse in mano o che un bambino di 20 mesi ci mettesse dentro le dita.